Le funzioni iniettive, funzioni suriettive e funzioni biiettive occupano un ruolo centrale nello studio delle funzioni.
Queste tre nozioni descrivono il modo in cui una funzione collega il dominio al codominio: alcune funzioni distinguono perfettamente gli elementi del dominio, altre raggiungono tutto il codominio, altre ancora realizzano una corrispondenza biunivoca tra i due insiemi.
La distinzione tra iniettività, suriettività e biiettività è fondamentale per comprendere l'immagine di una funzione, la funzione inversa e il ruolo del dominio e del codominio nella definizione stessa di funzione.
Una stessa legge può infatti avere proprietà diverse a seconda degli insiemi su cui viene considerata. Per questo motivo, quando si studiano funzioni iniettive, suriettive e biiettive, è sempre necessario considerare la funzione nella sua forma completa:
\[ f:A\to B. \]
Indice
- Funzioni iniettive, suriettive e biiettive: significato intuitivo
- Definizione di funzione iniettiva
- Definizione di funzione suriettiva
- Definizione di funzione biiettiva
- Differenza tra funzione iniettiva, suriettiva e biiettiva
- Come verificare se una funzione è iniettiva
- Come verificare se una funzione è suriettiva
- Funzioni biiettive e funzione inversa
- Esempi su funzioni iniettive, suriettive e biiettive
- Errori comuni da evitare
Funzioni iniettive, suriettive e biiettive: significato intuitivo
Per comprendere il significato di funzione iniettiva, suriettiva e biiettiva, consideriamo una funzione
\[ f:A\to B. \]
Il dominio \(A\) è l'insieme degli elementi ai quali la funzione può essere applicata; il codominio \(B\) è l'insieme di arrivo della funzione, cioè l'insieme al quale devono appartenere i suoi valori. A ogni elemento \(x\in A\) la funzione associa uno e un solo elemento \(f(x)\in B\).
Le proprietà di iniettività, suriettività e biiettività descrivono il modo in cui la funzione collega il dominio al codominio.
Una funzione è iniettiva quando non manda mai due elementi distinti del dominio nello stesso elemento del codominio. In altre parole, elementi diversi di \(A\) devono avere immagini diverse in \(B\).
Una funzione è suriettiva quando ogni elemento del codominio viene effettivamente raggiunto. In altre parole, non esistono elementi di \(B\) che rimangono fuori dall'immagine della funzione.
Una funzione è biiettiva quando è sia iniettiva sia suriettiva. In questo caso ogni elemento del codominio è raggiunto da uno e un solo elemento del dominio: si stabilisce quindi una corrispondenza perfetta tra \(A\) e \(B\).
In forma intuitiva, una funzione iniettiva non sovrappone elementi distinti del dominio; una funzione suriettiva copre tutto il codominio; una funzione biiettiva fa entrambe le cose contemporaneamente.
Per esempio, consideriamo la funzione
\[ f:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad f(x)=x^2. \]
Questa funzione non è iniettiva, perché due numeri reali distinti possono avere la stessa immagine. Infatti
\[ -1\ne 1, \]
ma
\[ f(-1)=(-1)^2=1 \]
e
\[ f(1)=1^2=1. \]
Dunque \(f(-1)=f(1)\), pur essendo \(-1\ne 1\). La funzione non è iniettiva.
La stessa funzione non è neppure suriettiva da \(\mathbb R\) in \(\mathbb R\). Infatti l'immagine di \(f\) è
\[ f(\mathbb R)=[0,+\infty), \]
mentre il codominio dichiarato è \(\mathbb R\). I numeri reali negativi appartengono quindi al codominio, ma non vengono mai raggiunti dalla funzione.
Consideriamo ora la funzione
\[ g:[0,+\infty)\to[0,+\infty),\qquad g(x)=x^2. \]
L'espressione \( g(x) \) è la stessa, ma la funzione è diversa, perché sono cambiati dominio e codominio.
Sul dominio \([0,+\infty)\), la funzione \(g\) è iniettiva: due numeri reali non negativi distinti hanno quadrati distinti. Inoltre \(g\) è suriettiva su \([0,+\infty)\), perché ogni numero \(y\ge 0\) può essere scritto come quadrato di un numero reale non negativo.
Infatti, se \(y\in[0,+\infty)\), scegliendo
\[ x=\sqrt y, \]
si ha \(x\in[0,+\infty)\) e
\[ g(x)=g(\sqrt y)=(\sqrt y)^2=y. \]
Pertanto \(g\) è biiettiva.
Questo esempio mostra un punto fondamentale: iniettività, suriettività e biiettività non dipendono soltanto dalla legge, ma anche dal dominio e dal codominio con cui la funzione viene definita.
Definizione di funzione iniettiva
Siano \(A\) e \(B\) due insiemi non vuoti e sia
\[ f:A\to B \]
una funzione. Dire che \(f\) è iniettiva significa dire che elementi distinti del dominio hanno immagini distinte.
In simboli, \(f\) è iniettiva se
\[ x_1\ne x_2 \quad \Longrightarrow \quad f(x_1)\ne f(x_2) \]
per ogni \(x_1,x_2\in A\).
Questa formulazione esprime direttamente l'idea intuitiva: una funzione iniettiva non manda mai due elementi diversi del dominio nello stesso elemento del codominio.
Esiste però una forma equivalente, spesso più comoda nelle dimostrazioni. La funzione \(f\) è iniettiva se e solo se
\[ f(x_1)=f(x_2) \quad \Longrightarrow \quad x_1=x_2 \]
per ogni \(x_1,x_2\in A\).
Questa seconda forma afferma che, se due elementi del dominio hanno la stessa immagine, allora quegli elementi devono necessariamente coincidere.
Le due condizioni sono equivalenti: la prima dice che elementi diversi hanno immagini diverse; la seconda dice che immagini uguali possono provenire soltanto dallo stesso elemento del dominio.
Per esempio, consideriamo la funzione
\[ f:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad f(x)=2x+1. \]
Mostriamo che \(f\) è iniettiva. Siano \(x_1,x_2\in\mathbb R\) e supponiamo che
\[ f(x_1)=f(x_2). \]
Allora
\[ 2x_1+1=2x_2+1. \]
Sottraendo \(1\) da entrambi i membri, otteniamo
\[ 2x_1=2x_2. \]
Dividendo per \(2\), segue che
\[ x_1=x_2. \]
Abbiamo quindi dimostrato che
\[ f(x_1)=f(x_2) \quad \Longrightarrow \quad x_1=x_2. \]
Pertanto la funzione \(f\) è iniettiva.
Consideriamo invece la funzione
\[ g:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad g(x)=x^2. \]
Questa funzione non è iniettiva. Infatti esistono due elementi distinti del dominio che hanno la stessa immagine:
\[ -1\ne 1, \]
ma
\[ g(-1)=(-1)^2=1 \]
e
\[ g(1)=1^2=1. \]
Quindi
\[ g(-1)=g(1), \]
pur essendo \(-1\ne 1\). Di conseguenza \(g\) non è iniettiva.
Definizione di funzione suriettiva
Siano \(A\) e \(B\) due insiemi non vuoti e sia
\[ f:A\to B \]
una funzione. Dire che \(f\) è suriettiva significa dire che ogni elemento del codominio è immagine di almeno un elemento del dominio.
In simboli, \(f\) è suriettiva se
\[ \forall y\in B,\quad \exists x\in A \quad : \quad f(x)=y. \]
Questa condizione afferma che nessun elemento del codominio rimane escluso dai valori assunti dalla funzione.
Ricordiamo infatti che l'immagine di \(f\) è l'insieme
\[ f(A)=\{\,y\in B\mid \exists x\in A \text{ tale che } f(x)=y\,\}. \]
Pertanto una funzione è suriettiva se e solo se la sua immagine coincide con il codominio:
\[ f(A)=B. \]
In altre parole, una funzione suriettiva raggiunge tutti gli elementi dell'insieme di arrivo.
Per esempio, consideriamo la funzione
\[ f:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad f(x)=x+1. \]
Mostriamo che \(f\) è suriettiva. Sia \(y\in\mathbb R\). Vogliamo trovare almeno un \(x\in\mathbb R\) tale che
\[ f(x)=y. \]
Poiché \(f(x)=x+1\), dobbiamo risolvere l'equazione
\[ x+1=y. \]
Da cui
\[ x=y-1. \]
Poiché \(y\in\mathbb R\), anche \(y-1\in\mathbb R\). Dunque, scegliendo \(x=y-1\), otteniamo
\[ f(x)=f(y-1)=(y-1)+1=y. \]
Abbiamo quindi mostrato che per ogni \(y\in\mathbb R\) esiste almeno un \(x\in\mathbb R\) tale che \(f(x)=y\). Pertanto \(f\) è suriettiva.
Consideriamo invece la funzione
\[ g:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad g(x)=x^2. \]
Questa funzione non è suriettiva. Infatti il codominio è \(\mathbb R\), ma la funzione assume soltanto valori non negativi:
\[ g(x)=x^2\ge 0 \]
per ogni \(x\in\mathbb R\).
Di conseguenza, nessun numero reale negativo appartiene all'immagine di \(g\). Per esempio, non esiste alcun \(x\in\mathbb R\) tale che
\[ x^2=-1. \]
Quindi \(-1\in\mathbb R\) appartiene al codominio, ma non appartiene all'immagine della funzione. Pertanto \(g\) non è suriettiva.
Se però cambiamo il codominio e consideriamo
\[ h:\mathbb R\to[0,+\infty),\qquad h(x)=x^2, \]
allora la funzione \(h\) è suriettiva. Infatti, per ogni \(y\in[0,+\infty)\), scegliendo
\[ x=\sqrt y, \]
si ha \(x\in\mathbb R\) e
\[ h(x)=h(\sqrt y)=(\sqrt y)^2=y. \]
Dunque ogni elemento del codominio \([0,+\infty)\) viene raggiunto dalla funzione.
Questo mostra che la suriettività dipende in modo essenziale dal codominio scelto. La stessa legge può definire una funzione suriettiva oppure non suriettiva a seconda dell'insieme di arrivo dichiarato.
Definizione di funzione biiettiva
Siano \(A\) e \(B\) due insiemi non vuoti e sia
\[ f:A\to B \]
una funzione. Dire che \(f\) è biiettiva significa dire che \(f\) è contemporaneamente iniettiva e suriettiva.
In altre parole, una funzione è biiettiva quando ogni elemento del codominio è immagine di uno e un solo elemento del dominio.
In simboli, \(f\) è biiettiva se
\[ \forall y\in B,\quad \exists! x\in A \quad : \quad f(x)=y. \]
Il simbolo \(\exists!\) significa “esiste uno e un solo”. Dunque la condizione precedente afferma che, per ogni elemento \(y\) del codominio, esiste esattamente un elemento \(x\) del dominio tale che \(f(x)=y\).
Questa definizione contiene insieme le due proprietà fondamentali.
- La suriettività garantisce l'esistenza: ogni \(y\in B\) viene raggiunto da almeno un elemento del dominio.
- L'iniettività garantisce l'unicità: nessun \(y\in B\) può essere raggiunto da due elementi distinti del dominio.
Una funzione biiettiva stabilisce quindi una corrispondenza perfetta tra dominio e codominio: a ogni elemento del dominio corrisponde un elemento del codominio, e ogni elemento del codominio proviene da uno e un solo elemento del dominio.
Per esempio, consideriamo la funzione
\[ f:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad f(x)=2x+1. \]
Mostriamo che \(f\) è biiettiva.
Per verificare l'iniettività, siano \(x_1,x_2\in\mathbb R\) e supponiamo che
\[ f(x_1)=f(x_2). \]
Allora
\[ 2x_1+1=2x_2+1. \]
Sottraendo \(1\) da entrambi i membri e dividendo per \(2\), otteniamo
\[ x_1=x_2. \]
Quindi \(f\) è iniettiva.
Per verificare la suriettività, sia \(y\in\mathbb R\). Cerchiamo un \(x\in\mathbb R\) tale che
\[ f(x)=y. \]
Risolviamo quindi l'equazione
\[ 2x+1=y. \]
Si ottiene
\[ x=\frac{y-1}{2}. \]
Poiché \(y\in\mathbb R\), anche \(\displaystyle \frac{y-1}{2}\in\mathbb R\). Scegliendo dunque
\[ x=\frac{y-1}{2}, \]
si ha
\[ f(x)=2\cdot\frac{y-1}{2}+1=y. \]
Quindi \(f\) è suriettiva.
Poiché \(f\) è sia iniettiva sia suriettiva, concludiamo che \(f\) è biiettiva.
Consideriamo invece la funzione
\[ g:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad g(x)=x^2. \]
Questa funzione non è biiettiva. Infatti non è iniettiva, perché \(g(-1)=g(1)\) pur essendo \(-1\ne 1\), e non è suriettiva, perché nessun numero reale negativo appartiene alla sua immagine.
Se invece consideriamo
\[ h:[0,+\infty)\to[0,+\infty),\qquad h(x)=x^2, \]
allora \(h\) è biiettiva. Infatti su \([0,+\infty)\) la funzione \(x^2\) è iniettiva, e ogni numero reale non negativo \(y\) è immagine di \(x=\sqrt y\).
Anche in questo caso si vede che la biiettività non dipende soltanto dalla legge della funzione, ma dal modo completo in cui la funzione è definita, cioè dal dominio, dal codominio e dalla legge di associazione.
Differenza tra funzione iniettiva, suriettiva e biiettiva
Le nozioni di funzione iniettiva, suriettiva e biiettiva descrivono proprietà diverse del modo in cui una funzione collega dominio e codominio.
Consideriamo una funzione
\[ f:A\to B. \]
Dire che \(f\) è iniettiva significa concentrarsi sugli elementi del dominio: elementi distinti di \(A\) devono avere immagini distinte in \(B\).
Dire che \(f\) è suriettiva significa invece concentrarsi sugli elementi del codominio: ogni elemento di \(B\) deve essere raggiunto da almeno un elemento di \(A\).
Dire che \(f\) è biiettiva significa richiedere entrambe le condizioni: ogni elemento del codominio deve essere raggiunto, e deve essere raggiunto una sola volta.
In simboli:
\[ \text{\(f\) iniettiva} \quad \Longleftrightarrow \quad f(x_1)=f(x_2)\Rightarrow x_1=x_2 \]
per ogni \(x_1,x_2\in A\).
Inoltre:
\[ \text{\(f\) suriettiva} \quad \Longleftrightarrow \quad f(A)=B. \]
Infine:
\[ \text{\(f\) biiettiva} \quad \Longleftrightarrow \quad \text{\(f\) è iniettiva e suriettiva.} \]
Queste tre proprietà sono indipendenti nel senso seguente: una funzione può essere iniettiva senza essere suriettiva, può essere suriettiva senza essere iniettiva, può essere entrambe le cose, oppure nessuna delle due.
Per esempio, la funzione
\[ f:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad f(x)=e^x \]
è iniettiva, perché la funzione esponenziale è strettamente crescente su \(\mathbb R\). Tuttavia non è suriettiva su \(\mathbb R\), perché
\[ e^x>0 \]
per ogni \(x\in\mathbb R\). Dunque i numeri reali minori o uguali a zero appartengono al codominio, ma non appartengono all'immagine.
Quindi \(f\) è iniettiva, ma non suriettiva.
Consideriamo invece la funzione
\[ g:\mathbb R\to[0,+\infty),\qquad g(x)=x^2. \]
Questa funzione è suriettiva, perché ogni numero reale non negativo \(y\) è il quadrato di almeno un numero reale. Infatti, se \(y\ge 0\), scegliendo \(x=\sqrt y\), si ottiene
\[ g(x)=y. \]
Tuttavia \(g\) non è iniettiva, perché
\[ g(-1)=g(1)=1, \]
pur essendo \(-1\ne 1\).
Quindi \(g\) è suriettiva, ma non iniettiva.
La funzione
\[ h:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad h(x)=2x+1 \]
è invece biiettiva. Infatti è iniettiva, perché valori distinti di \(x\) producono valori distinti di \(2x+1\), ed è suriettiva, perché ogni \(y\in\mathbb R\) si ottiene scegliendo
\[ x=\frac{y-1}{2}. \]
Infine, la funzione
\[ p:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad p(x)=x^2 \]
non è né iniettiva né suriettiva. Non è iniettiva perché valori opposti hanno lo stesso quadrato; non è suriettiva perché non assume valori negativi.
| Proprietà | Focus | Condizione |
|---|---|---|
| Iniettività | Dominio | \(f(x_1)=f(x_2)\Rightarrow x_1=x_2\) |
| Suriettività | Codominio | \(f(A)=B\) |
| Biiettività | Dominio e codominio | Iniettività e suriettività |
Questi esempi mostrano che iniettività e suriettività rispondono a domande diverse. L'iniettività riguarda l'unicità della provenienza dei valori; la suriettività riguarda il fatto che tutti gli elementi del codominio vengano effettivamente raggiunti.
Come verificare se una funzione è iniettiva
Verificare se una funzione è iniettiva significa stabilire se elementi distinti del dominio hanno sempre immagini distinte.
Consideriamo una funzione
\[ f:A\to B. \]
Per dimostrare che \(f\) è iniettiva, il metodo più usato consiste nel partire dall'uguaglianza tra due immagini e mostrare che gli elementi di partenza devono coincidere.
Si prendono quindi due elementi arbitrari \(x_1,x_2\in A\) e si suppone che
\[ f(x_1)=f(x_2). \]
Se da questa uguaglianza si riesce a dedurre che
\[ x_1=x_2, \]
allora la funzione è iniettiva.
In forma sintetica, il ragionamento è il seguente:
\[ f(x_1)=f(x_2) \quad \Longrightarrow \quad x_1=x_2. \]
Se questa implicazione vale per ogni \(x_1,x_2\in A\), allora \(f\) è iniettiva.
Per esempio, consideriamo la funzione
\[ f:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad f(x)=3x-2. \]
Siano \(x_1,x_2\in\mathbb R\) e supponiamo che
\[ f(x_1)=f(x_2). \]
Allora
\[ 3x_1-2=3x_2-2. \]
Sommando \(2\) a entrambi i membri, otteniamo
\[ 3x_1=3x_2. \]
Dividendo per \(3\), segue che
\[ x_1=x_2. \]
Dunque
\[ f(x_1)=f(x_2)\quad \Longrightarrow\quad x_1=x_2. \]
Pertanto \(f\) è iniettiva.
Per mostrare invece che una funzione non è iniettiva, è sufficiente trovare un controesempio: due elementi distinti del dominio che hanno la stessa immagine.
In simboli, bisogna trovare \(x_1,x_2\in A\) tali che
\[ x_1\ne x_2 \]
ma
\[ f(x_1)=f(x_2). \]
Per esempio, consideriamo la funzione
\[ g:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad g(x)=x^2+1. \]
La funzione non è iniettiva, perché
\[ -1\ne 1, \]
ma
\[ g(-1)=(-1)^2+1=2 \]
e
\[ g(1)=1^2+1=2. \]
Quindi \(g(-1)=g(1)\), pur essendo \(-1\ne 1\). Questo basta per concludere che \(g\) non è iniettiva.
In alcuni casi l'iniettività può essere verificata anche usando la monotonia. Se una funzione reale di variabile reale è strettamente crescente oppure strettamente decrescente su tutto il suo dominio, allora è iniettiva.
Infatti, se \(x_1<x_2\) e \(f\) è strettamente crescente, allora
\[ f(x_1)<f(x_2), \]
quindi due elementi distinti del dominio non possono avere la stessa immagine. Un ragionamento analogo vale per le funzioni strettamente decrescenti.
Per esempio, la funzione
\[ h:[0,+\infty)\to\mathbb R,\qquad h(x)=x^2 \]
è iniettiva, perché è strettamente crescente sul dominio \([0,+\infty)\).
Bisogna però fare attenzione: una funzione crescente, ma non strettamente crescente, non è necessariamente iniettiva. L'iniettività richiede che elementi distinti abbiano sempre immagini distinte.
Dal punto di vista grafico, una funzione reale di variabile reale è iniettiva quando ogni retta orizzontale interseca il grafico al massimo in un punto. Questo criterio è spesso chiamato test della retta orizzontale.
Se una retta orizzontale incontra il grafico in due punti distinti, allora esistono due elementi diversi del dominio con la stessa immagine, e quindi la funzione non è iniettiva. Il criterio è utile per interpretare geometricamente l'iniettività, ma nelle dimostrazioni è preferibile usare la definizione simbolica.
Come verificare se una funzione è suriettiva
Verificare se una funzione è suriettiva significa stabilire se ogni elemento del codominio viene effettivamente raggiunto dalla funzione.
Consideriamo una funzione
\[ f:A\to B. \]
Per dimostrare che \(f\) è suriettiva, bisogna prendere un elemento arbitrario \(y\in B\) e mostrare che esiste almeno un elemento \(x\in A\) tale che
\[ f(x)=y. \]
In forma sintetica, il ragionamento è il seguente:
\[ \forall y\in B,\quad \exists x\in A \quad : \quad f(x)=y. \]
Se questa condizione è soddisfatta, allora ogni elemento del codominio appartiene all'immagine della funzione. Di conseguenza
\[ f(A)=B, \]
e quindi \(f\) è suriettiva.
In pratica, per verificare la suriettività si parte dall'equazione
\[ f(x)=y \]
e si cerca di risolverla rispetto a \(x\). Se, per ogni \(y\in B\), si riesce a trovare almeno una soluzione \(x\in A\), allora la funzione è suriettiva.
Per le funzioni reali di variabile reale, verificare la suriettività significa spesso determinare l'immagine della funzione. A seconda dei casi, può essere necessario studiare la monotonia, calcolare limiti, individuare massimi e minimi oppure risolvere direttamente l'equazione \(f(x)=y\).
La domanda fondamentale è sempre la stessa: l'immagine della funzione coincide con il codominio dichiarato?
Per esempio, consideriamo la funzione
\[ f:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad f(x)=2x-3. \]
Sia \(y\in\mathbb R\). Vogliamo trovare un numero reale \(x\) tale che
\[ f(x)=y. \]
Poiché \(f(x)=2x-3\), dobbiamo risolvere l'equazione
\[ 2x-3=y. \]
Da cui
\[ 2x=y+3 \]
e quindi
\[ x=\frac{y+3}{2}. \]
Poiché \(y\in\mathbb R\), anche \(\displaystyle \frac{y+3}{2}\in\mathbb R\). Scegliendo dunque
\[ x=\frac{y+3}{2}, \]
otteniamo
\[ f(x)=2\cdot\frac{y+3}{2}-3=y+3-3=y. \]
Abbiamo quindi mostrato che ogni \(y\in\mathbb R\) è immagine di almeno un \(x\in\mathbb R\). Pertanto \(f\) è suriettiva.
Per mostrare invece che una funzione non è suriettiva, è sufficiente trovare almeno un elemento del codominio che non viene raggiunto.
In simboli, bisogna trovare un elemento \(y\in B\) tale che l'equazione
\[ f(x)=y \]
non abbia soluzioni \(x\in A\).
Per esempio, consideriamo la funzione
\[ g:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad g(x)=x^2+1. \]
Questa funzione non è suriettiva. Infatti il codominio è \(\mathbb R\), ma per ogni \(x\in\mathbb R\) si ha
\[ x^2\ge 0, \]
quindi
\[ x^2+1\ge 1. \]
Di conseguenza la funzione non assume valori minori di \(1\). Per esempio, \(0\in\mathbb R\) appartiene al codominio, ma non esiste alcun \(x\in\mathbb R\) tale che
\[ x^2+1=0. \]
Pertanto \(g\) non è suriettiva.
La stessa legge può però diventare suriettiva se viene scelto un codominio diverso. Consideriamo infatti
\[ h:\mathbb R\to[1,+\infty),\qquad h(x)=x^2+1. \]
Mostriamo che \(h\) è suriettiva. Sia \(y\in[1,+\infty)\). Allora \(y\ge 1\), quindi
\[ y-1\ge 0. \]
Possiamo dunque scegliere
\[ x=\sqrt{y-1}. \]
Si ha \(x\in\mathbb R\) e
\[ h(x)=h(\sqrt{y-1})=(\sqrt{y-1})^2+1=y. \]
Quindi ogni elemento del codominio \([1,+\infty)\) viene raggiunto dalla funzione. Pertanto \(h\) è suriettiva.
Questo esempio conferma che la suriettività non è una proprietà della sola legge, ma della funzione nel suo insieme. Per stabilire se una funzione è suriettiva, bisogna sempre considerare insieme dominio, codominio e legge di associazione.
Funzioni biiettive e funzione inversa
Le funzioni biiettive sono particolarmente importanti perché permettono di definire una funzione inversa.
Consideriamo una funzione
\[ f:A\to B. \]
Dire che \(f\) è biiettiva significa dire che ogni elemento \(y\in B\) è immagine di uno e un solo elemento \(x\in A\). In simboli:
\[ \forall y\in B,\quad \exists! x\in A \quad : \quad f(x)=y. \]
Questa proprietà consente di invertire il verso della corrispondenza. Infatti, se ogni \(y\in B\) proviene da uno e un solo \(x\in A\), allora possiamo associare a ogni elemento \(y\in B\) quell'unico elemento \(x\in A\) tale che \(f(x)=y\).
Si definisce così una nuova funzione
\[ f^{-1}:B\to A, \]
detta funzione inversa di \(f\).
Per definizione, la funzione inversa associa a ogni \(y\in B\) l'unico elemento \(x\in A\) tale che
\[ f(x)=y. \]
In simboli:
\[ f^{-1}(y)=x \quad \Longleftrightarrow \quad f(x)=y. \]
La biiettività è essenziale per poter definire l'inversa su tutto il codominio \(B\).
- La suriettività garantisce che ogni \(y\in B\) abbia almeno una controimmagine in \(A\).
- L'iniettività garantisce che questa controimmagine sia unica.
Senza suriettività, esisterebbero elementi del codominio non raggiunti dalla funzione, e quindi l'inversa non potrebbe essere definita su tutto \(B\). Senza iniettività, esisterebbero elementi del codominio raggiunti da più elementi del dominio, e quindi l'inversa non sarebbe una funzione.
Per esempio, consideriamo la funzione
\[ f:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad f(x)=2x+1. \]
Questa funzione è biiettiva. Per trovare la sua inversa, poniamo
\[ y=2x+1 \]
e risolviamo rispetto a \(x\). Si ottiene
\[ y-1=2x \]
e quindi
\[ x=\frac{y-1}{2}. \]
Pertanto
\[ f^{-1}(y)=\frac{y-1}{2}. \]
Indicando di nuovo la variabile indipendente con \(x\), si scrive usualmente
\[ f^{-1}(x)=\frac{x-1}{2}. \]
In questo caso la funzione inversa è
\[ f^{-1}:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad f^{-1}(x)=\frac{x-1}{2}. \]
Verifichiamo ora il significato dell'inversa tramite la composizione. Per ogni \(x\in\mathbb R\),
\[ f^{-1}(f(x))=f^{-1}(2x+1)=\frac{(2x+1)-1}{2}=x. \]
Inoltre, per ogni \(x\in\mathbb R\),
\[ f(f^{-1}(x))=f\left(\frac{x-1}{2}\right)=2\cdot\frac{x-1}{2}+1=x. \]
Quindi comporre una funzione biiettiva con la sua inversa restituisce l'elemento di partenza.
Consideriamo invece la funzione
\[ g:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad g(x)=x^2. \]
Questa funzione non ammette inversa da \(\mathbb R\) a \(\mathbb R\), perché non è biiettiva. Infatti non è iniettiva, poiché
\[ g(-1)=g(1), \]
pur essendo \(-1\ne 1\). Inoltre non è suriettiva su \(\mathbb R\), perché non assume valori negativi.
Se però restringiamo dominio e codominio e consideriamo
\[ h:[0,+\infty)\to[0,+\infty),\qquad h(x)=x^2, \]
allora \(h\) è biiettiva e ammette funzione inversa. Per ogni \(y\in[0,+\infty)\), l'unico \(x\in[0,+\infty)\) tale che
\[ x^2=y \]
è
\[ x=\sqrt y. \]
Dunque
\[ h^{-1}:[0,+\infty)\to[0,+\infty),\qquad h^{-1}(x)=\sqrt x. \]
Questo esempio mostra ancora una volta che l'esistenza della funzione inversa non dipende soltanto dalla legge, ma dalla funzione considerata nella sua totalità: dominio, codominio e legge di associazione.
Esempi su funzioni iniettive, suriettive e biiettive
Vediamo alcuni esempi in cui le proprietà di iniettività, suriettività e biiettività vengono determinate esplicitamente. In ogni caso è importante considerare non solo la legge della funzione, ma anche il dominio e il codominio con cui essa è definita.
Esempio 1. Consideriamo la funzione
\[ f:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad f(x)=x+3. \]
Mostriamo che \(f\) è biiettiva.
Per verificare l'iniettività, siano \(x_1,x_2\in\mathbb R\) e supponiamo che
\[ f(x_1)=f(x_2). \]
Allora
\[ x_1+3=x_2+3. \]
Sottraendo \(3\) da entrambi i membri, otteniamo
\[ x_1=x_2. \]
Quindi \(f\) è iniettiva.
Per verificare la suriettività, sia \(y\in\mathbb R\). Cerchiamo \(x\in\mathbb R\) tale che
\[ f(x)=y. \]
Dobbiamo quindi risolvere
\[ x+3=y, \]
da cui
\[ x=y-3. \]
Poiché \(y\in\mathbb R\), anche \(y-3\in\mathbb R\). Scegliendo \(x=y-3\), si ottiene
\[ f(x)=f(y-3)=(y-3)+3=y. \]
Dunque \(f\) è suriettiva.
Poiché \(f\) è sia iniettiva sia suriettiva, \(f\) è biiettiva.
Esempio 2. Consideriamo la funzione
\[ g:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad g(x)=x^2. \]
La funzione \(g\) non è iniettiva, perché due elementi distinti del dominio possono avere la stessa immagine. Infatti
\[ -1\ne 1, \]
ma
\[ g(-1)=(-1)^2=1 \]
e
\[ g(1)=1^2=1. \]
Dunque \(g(-1)=g(1)\), pur essendo \(-1\ne 1\). La funzione non è iniettiva.
Inoltre \(g\) non è suriettiva da \(\mathbb R\) in \(\mathbb R\). Infatti, per ogni \(x\in\mathbb R\), si ha
\[ x^2\ge 0. \]
Quindi la funzione non assume valori negativi. Per esempio, non esiste alcun \(x\in\mathbb R\) tale che
\[ x^2=-1. \]
Pertanto \(g\) non è suriettiva.
Concludiamo che \(g\) non è né iniettiva né suriettiva; quindi non è biiettiva.
Esempio 3. Consideriamo la funzione
\[ h:\mathbb R\to[0,+\infty),\qquad h(x)=x^2. \]
Rispetto all'esempio precedente, la legge e il dominio sono gli stessi, ma il codominio è cambiato.
La funzione \(h\) non è iniettiva, perché
\[ h(-1)=h(1)=1, \]
pur essendo \(-1\ne 1\).
Tuttavia \(h\) è suriettiva. Infatti, sia \(y\in[0,+\infty)\). Allora \(y\ge 0\), quindi possiamo scegliere
\[ x=\sqrt y. \]
Si ha \(x\in\mathbb R\) e
\[ h(x)=h(\sqrt y)=(\sqrt y)^2=y. \]
Dunque ogni elemento del codominio \([0,+\infty)\) viene raggiunto dalla funzione.
Quindi \(h\) è suriettiva, ma non iniettiva. Di conseguenza non è biiettiva.
La stessa legge diventa però iniettiva se si restringe il dominio a \([0,+\infty)\), perché su tale intervallo la funzione \(x^2\) è strettamente crescente.
Esempio 4. Consideriamo la funzione
\[ p:\mathbb R\to\mathbb R,\qquad p(x)=x^3. \]
Mostriamo che \(p\) è biiettiva.
Per verificare l'iniettività, siano \(x_1,x_2\in\mathbb R\) e supponiamo che
\[ p(x_1)=p(x_2). \]
Allora
\[ x_1^3=x_2^3. \]
Poiché la funzione cubica è strettamente crescente su \(\mathbb R\), da \(x_1^3=x_2^3\) segue necessariamente
\[ x_1=x_2. \]
Quindi \(p\) è iniettiva.
Per verificare la suriettività, sia \(y\in\mathbb R\). Scegliendo
\[ x=\sqrt[3]{y}, \]
si ha \(x\in\mathbb R\) e
\[ p(x)=p(\sqrt[3]{y})=(\sqrt[3]{y})^3=y. \]
Dunque \(p\) è suriettiva.
Poiché \(p\) è sia iniettiva sia suriettiva, \(p\) è biiettiva.
Esempio 5. Consideriamo gli insiemi finiti
\[ A=\{1,2,3\},\qquad B=\{a,b,c\} \]
e la funzione \(q:A\to B\) definita da
\[ q(1)=a,\qquad q(2)=b,\qquad q(3)=c. \]
La funzione \(q\) è iniettiva, perché elementi distinti di \(A\) hanno immagini distinte in \(B\).
Inoltre \(q\) è suriettiva, perché ogni elemento del codominio \(B\) viene raggiunto:
\[ a=q(1),\qquad b=q(2),\qquad c=q(3). \]
Dunque \(q\) è biiettiva.
Questo esempio mostra in modo semplice l'idea di corrispondenza uno a uno: a ogni elemento del dominio corrisponde un elemento diverso del codominio, e ogni elemento del codominio viene raggiunto esattamente una volta.
Esempio 6. Consideriamo la funzione
\[ r:\mathbb R\to(0,+\infty),\qquad r(x)=e^x. \]
La funzione \(r\) è iniettiva, perché la funzione esponenziale è strettamente crescente su \(\mathbb R\).
Inoltre \(r\) è suriettiva sul codominio \((0,+\infty)\). Infatti, se \(y\in(0,+\infty)\), allora \(y>0\) e possiamo scegliere
\[ x=\log y. \]
Si ha \(x\in\mathbb R\) e
\[ r(x)=r(\log y)=e^{\log y}=y. \]
Dunque \(r\) è biiettiva.
La sua funzione inversa è
\[ r^{-1}:(0,+\infty)\to\mathbb R,\qquad r^{-1}(x)=\log x. \]
Anche in questo caso la scelta del codominio è essenziale: se l'esponenziale fosse dichiarata come funzione da \(\mathbb R\) in \(\mathbb R\), non sarebbe suriettiva.
Errori comuni da evitare
Riassumiamo alcuni errori frequenti nello studio delle funzioni iniettive, suriettive e biiettive.
- Confondere iniettività e suriettività. L'iniettività riguarda il fatto che elementi distinti del dominio abbiano immagini distinte; la suriettività riguarda invece il fatto che ogni elemento del codominio venga raggiunto.
- Pensare che la legge determini da sola queste proprietà. La stessa legge può definire funzioni con proprietà diverse se cambiano dominio o codominio.
- Stabilire la suriettività senza guardare il codominio. Una funzione è suriettiva se la sua immagine coincide con il codominio dichiarato, non semplicemente se assume “molti” valori.
- Stabilire l'iniettività guardando solo alcuni valori. Per dimostrare che una funzione è iniettiva bisogna verificare la proprietà per tutti gli elementi del dominio; per dimostrare che non è iniettiva basta invece un solo controesempio.
- Pensare che una funzione biiettiva sia soltanto una funzione invertibile “a livello di formula o legge”. Una funzione è biiettiva quando ogni elemento del codominio è raggiunto da uno e un solo elemento del dominio. Solo in questo caso esiste una funzione inversa definita su tutto il codominio.
Per esempio, una funzione può avere una legge semplice e apparentemente ben nota, ma cambiare completamente comportamento se cambiano dominio o codominio. Per questo motivo non bisogna mai stabilire iniettività, suriettività o biiettività guardando soltanto l'espressione della funzione.
Iniettività, suriettività e biiettività devono essere studiate sulla funzione completa, cioè tenendo conto di dominio, codominio e legge di corrispondenza.
In conclusione, una funzione iniettiva non manda elementi distinti nello stesso valore; una funzione suriettiva raggiunge tutto il codominio; una funzione biiettiva realizza entrambe le condizioni e stabilisce una corrispondenza uno a uno tra dominio e codominio.